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08/04/2026

TEA, una scommessa per il futuro dell’orticoltura

Il futuro dell’orticoltura si gioca su un equilibrio precario: produrre in modo sostenibile senza rinunciare a qualità, resa e tipicità delle colture.
Oggi, tra cambiamenti climatici, scarsità d’acqua e pressione sui costi, questo equilibrio è messo sempre più a dura prova. La domanda principale è chiara: come continuare a coltivare bene e restare competitivi riducendo il consumo di risorse?

Una possibile risposta arriva dalle biotecnologie. Negli ultimi anni, i progressi nella ricerca sul sequenziamento del genoma vegetale hanno reso possibile lo sviluppo di strumenti in grado di intervenire in modo mirato sul DNA delle piante, conosciuti come TEA (Tecniche di evoluzione assistita).

A differenza degli OGM, che introducono geni provenienti da altre specie, le TEA non inseriscono elementi esterni, ma lavorano sul patrimonio genetico già presente nella pianta (o in specie compatibili), accelerando processi e mutazioni che potrebbero avvenire spontaneamente in natura.

I vantaggi, soprattutto in termini di sostenibilità, sono molteplici. Migliorare geneticamente una pianta significa ridurre la sua dipendenza da input esterni, contenendo considerevolmente l’utilizzo di fitofarmaci e aumentando la resistenza a parassiti e malattie. Questo si traduce in una maggiore stabilità delle rese e in una minore esposizione agli effetti di eventi climatici estremi o stress biotici, con benefici che si estendono lungo tutta la filiera.

C’è poi un elemento chiave: la precisione. Intervenendo in modo puntuale sul genoma, le TEA consentono di ottenere risultati in tempi più brevi rispetto alla selezione tradizionale, preservando le caratteristiche qualitative delle produzioni in termini di gusto, conservabilità, valori nutrizionali, insieme alla loro identità territoriale.

In Italia, il CREA è impegnato da anni nello sviluppo di queste tecniche, con diverse linee di ricerca attive. Il rinnovo dell’autorizzazione alla sperimentazione in campo, esteso per tutto il 2026, consente di ampliare i test in laboratorio a colture come pomodori, melanzane, vite, mele, agrumi e kiwi.

Il dibattito resta aperto, ma una cosa è ormai chiara: le TEA non rappresentano una rottura, bensì un’evoluzione consapevole di processi naturali, oggi guidati con maggiore precisione e con un impatto potenzialmente più sostenibile.

Fonti

  • https://www.crea.gov.it/-/miglioramento-genetico-dalla-ricerca-crea-variet%C3%A0-di-cereali-pi%C3%B9-resistenti-alla-siccit%C3%A0?
  • https://creafuturo.crea.gov.it/13186/
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