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Una grammatica comune per parlare di sostenibilità
Come sta cambiando il linguaggio dell’ortofrutta italiana, con Sarah Bua.
Uno degli obiettivi del progetto di Generazione Ortofrutta è raccontare la sostenibilità del settore attraverso le voci di chi lo vive ogni giorno. Oggi parlare di sostenibilità non è più solo una scelta, ma una responsabilità condivisa che passa anche da una comunicazione in grado di rendere comprensibili i processi e dare contesto ai prodotti aiutando a capire cosa c’è dietro e perché conta. È in questo spazio che si inserisce l’impegno di Sarah Bua, voce di una nuova generazione che sta provando a ridefinire il modo di raccontare l’ortofrutta.
Classe 1999, Sarah è responsabile della comunicazione di OP La Deliziosa, organizzazione di Biancavilla (CT) che riunisce alcune delle principali eccellenze siciliane, dal Fico d’India dell’Etna DOP alla pesca di Leonforte IGP, fino ai pomodori Pachino. Dalle sue parole emerge la lucidità e la determinazione con cui guarda al settore ortofrutticolo italiano, insieme all’urgenza di cambiarne il modo in cui viene raccontato.
Raccontare l’ortofrutta tra sfide e opportunità
Secondo Sarah, la narrazione che accompagna il settore ortofrutticolo è ancora ferma a un’immagine stereotipata, incapace di restituire il valore reale di ciò che accade lungo tutta la filiera. Si continua a parlare di prodotto, territorio e tradizione, mentre tutto ciò che riguarda processi, scelte e impatti resta in secondo piano agli occhi del consumatore. È proprio in questa distanza tra realtà e racconto che si inserisce il suo percorso. Prima di arrivare all’ortofrutta, Sarah si forma altrove, costruendo uno sguardo che oggi le permette di leggere il settore con maggiore consapevolezza.
“Nonostante la fortuna di crescere in un ambiente dove l’amore e il rispetto per la terra sono parte della quotidianità, non mi sono mai sentita obbligata a lavorare in azienda. All’università ho studiato lingue e mediazione culturale, dando una mano durante fiere ed eventi internazionali. È lì che poi ho capito che quello che mi piaceva fare poteva essere applicato anche in ortofrutta. Oggi do voce al team di OP La Deliziosa, un team giovane e dinamico che lavora con impegno ad ogni step della filiera e che rappresenta la forza della nostra organizzazione: è una grande responsabilità e una vera sfida riuscire a comunicare in modo efficace tutto il loro lavoro.”
Saper tradurre e interpretare la realtà diventa uno strumento per comunicare le eccellenze siciliane, a partire dal Fico d’India dell’Etna DOP, di cui oggi è anche Presidente del Consorzio di Tutela.
“Siamo un Consorzio ancora giovane, in fase di assestamento, ma proprio per questo carico di possibilità. Il Fico d’India, pur essendo un frutto fortemente identitario per la Sicilia, è rimasto a lungo ai margini del racconto, percepito come troppo tradizionale, quasi selvatico. In realtà è un prodotto con un valore molto più ampio di quanto si immagini, un simbolo di un modo di fare agricoltura veramente sostenibile.”
La capacità del Fico d’India di adattarsi a terreni aridi e rocciosi, di assorbire grandi quantità di CO₂, il basso fabbisogno idrico e la possibilità di riutilizzarne ogni parte lo rendono un esempio concreto di sostenibilità applicata. Un modello di produzione consapevole che tiene insieme ambiente, valorizzazione del territorio e creazione di valore lungo la filiera.
Il ruolo della comunicazione: alla ricerca di un linguaggio comune
Perché la transizione verso modelli di produzione più sostenibili possa consolidarsi, la comunicazione gioca un ruolo decisivo. Come sottolinea Sarah, il valore dell’ortofrutta italiana è enorme, ma spesso fatica a trovare i mezzi adeguati a essere raccontato. Margini ridotti e una limitata capacità di investimento rendono difficile costruire strategie continuative. A questo si aggiunge un sistema complesso fatto di norme, certificazioni e adempimenti diversi che spesso si sovrappongono generando confusione.
Negli ultimi anni, i social hanno aperto nuove possibilità, permettendo una comunicazione più diretta e mostrando aspetti spesso invisibili. Ma per Sarah questo non basta. La vera sfida è costruire un linguaggio condiviso, capace di tenere insieme ciò che accade nei campi, in magazzino e lungo la filiera. Un linguaggio che permetta di dare coerenza a un racconto ancora molto frammentato.
La nuova grammatica della sostenibilità
Quello di Sarah è lo sguardo di una nuova generazione che non si limita a raccontare il cambiamento, ma sente la responsabilità di renderlo leggibile e condiviso, spostando l’attenzione dal singolo prodotto ai processi produttivi, alle scelte e agli impatti generati. La domanda si fa dunque più esigente e informata:
“Quando si parla di sostenibilità, bisogna sempre stare molto attenti a non correre il rischio di fare greenwashing. Per questo è necessario costruire un percorso solido, che generi valore sul lungo termine, sostenuto da dati scientifici, criteri di misurazione chiari e sistemi verificabili validi per tutti.”
In questo senso, parlare di una “grammatica comune” significa dare concretezza al cambiamento attraverso la condivisione di criteri, definizioni e parametri; significa trovare un linguaggio comune per parlare di pratiche agricole, emissioni, condizioni di lavoro rispettose.
È in questa direzione che si muove lo standard di sostenibilità che verrà introdotto da Generazione Ortofrutta, traducendo pratiche e buone prassi in parametri chiari, misurabili e supportati da evidenze scientifiche. Non solo indicazioni quindi, ma strumenti concreti e condivisi.
Rendere questi elementi leggibili è il primo passo per restituire centralità al comparto ortofrutticolo italiano, non solo come sistema produttivo, ma come attore nello lo sviluppo di territori e comunità.
Solo così la sostenibilità può smettere di essere un principio astratto e diventare una lingua comune, capace di generare valore e costruire futuro.