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01/04/2026

“Sostenibilità e reddito, due facce della stessa medaglia”

Maria Luisa Terrenzio, PrimaBio, si racconta e spiega il punto di vista delle nuove generazioni di produttori ortofrutticoli.

“Chi sono? Sono una centometrista, una persona istintiva. Ma questo lavoro mi ha insegnato a essere una maratoneta. La sostenibilità in ortofrutta? Non può essere uno slogan e deve permettere alle imprese di fare reddito, solo così le aziende ortofrutticole possono essere attrattive per i giovani e virtuose sul piano ambientale e anche dell’etica del lavoro”.  

Maria Luisa Terrenzio ha 32 anni, una laurea in Economia e direzione delle imprese alla Luiss di Roma e un ruolo di responsabile commerciale nella cooperativa agricola “PrimaBio” fondata da suo padre a Rignano Garganico, in provincia di Foggia, negli anni ‘90. Una cooperativa che ha scelto il biologico fin dagli inizi e che è fortemente impegnata nella lotta al caporalato.  Concretezza e allo stesso tempo capacità di alzare la visione oltre il quotidiano, Terrenzio dal 2025 è anche presidente dei Giovani di Confagricoltura Foggia. Nelle sue parole c’è tutta la sostanza del presente e del futuro delle imprese ortofrutticole: diventare aziende innovative e moderne senza perdere il legame con la terra. Un po’ il senso della scelta, tra Roma e il Gargano, che l’ha riportata in Puglia nel 2017.

Una scelta di campo

“Dopo la laurea alla Luiss ho fatto un tirocinio al Ministero dell’Agricoltura. Mi sono vista ogni giorno nel traffico caotico di Roma e mi sono detta che non poteva essere la mia strada. La campagna è sempre stata la mia dimensione. Ho deciso di tornare in Puglia e sono entrata nella cooperativa come socia, anche se non avevo competenze specifiche in agricoltura”.

Da otto anni, si occupa di Direzione commerciale Italia-estero, di progetti strategici e sostenibili, di rapporti con l’Università. Ed è questo mix di competenze manageriali e di senso appartenenza (“sono la terza generazione, i miei nonni paterni hanno scommesso per primi su queste superfici agricole bonificate negli anni ’60”) che ha trovato terreno fertile per far fiorire ancora di più i progetti della cooperativa.

Se essere bio “non basta più”

Qual è stato il mio GO? La scintilla che mi ha fatto fare questa scelta?  Diciamo che il primo passo è stato decidere che non volevo stare a Roma. Quello che è successo dopo è stata una presa di coscienza progressiva e quotidiana, perché lavorare in agricoltura non è facile. Ma più stringevo rapporti di collaborazione più sentivo che l’azienda e la sua filosofia bio erano basi solide su cui costruire”.  Per Terrenzio fare bio non è solo fare a meno di sostanze chimiche e pesticidi. “Vuol dire filiera corta, ottimizzare l’uso delle risorse idriche, riutilizzare gli scarti, ma tutto questo deve essere sostenibile anche dal punto di vista economico”. Il broccolo bio rappresenta il 75% dei prodotti freschi della cooperativa: “prima c’era una differenza di prezzo del 25 – 30% rispetto al prodotto convenzionale, oggi solo del 15% e molte volte le promozioni rendono questa forbice inesistente. È chiaro che fare biologico non basta più, le aziende devono fare anche altro per sostenere il modello”.

Un modello davvero sostenibile

La sostenibilità è un tema complesso per le aziende, specialmente per quelle più piccole, ma in “PrimaBio” si può dire che il solco è tracciato da sempre.

“Essere bio è già una scelta di sostenibilità ambientale, noi abbiamo a cuore anche quella sociale. Abbiamo aderito all’associazione “NO CAP” per la lotta al caporalato che mette in rete le aziende rispettose delle condizioni di lavoro del personale. Questo ci ha permesso anche di ottenere un bollino etico, validato dalla Grande Distribuzione, che fa conoscere il nostro impegno al consumatore finale. Un valore comunicato bene permette di chiedere un prezzo più congruo, e questo è fondamentale”.

Trasmettere valore al consumatore finale

Arrivare al consumatore e trasmettere l’impegno sui temi della sostenibilità è anche la sfida del progetto Generazione Ortofrutta grazie alla creazione di uno standard ortofrutticolo condiviso a cui “PrimaBio” aderisce attraverso la OP “PrimaBio”. “Uno standard condiviso e un simbolo identificativo di questo impegno sono fondamentali per avere un confronto più produttivo con la GDO. D’altronde la sensibilità dei consumatori, specialmente dei più giovani, va in questa direzione. Millennials e Gen Z hanno un approccio diverso al carrello. Leggono le etichette, si informano su chi produce quel prodotto e come lo fa. Se c’è contenuto e qualità, sono disposti anche a spendere qualcosa in più”.

Il GO dei giovani verso l’ortofrutta del futuro

Su cosa serve per ripotare i giovani agricoltori in campo, Terrenzio non ha dubbi. “I giovani chiedono stabilità e redditività delle imprese. D’altronde, rispetto alle generazioni passate, non è più possibile fare affidamento solo sull’intuizione. La realtà cambia troppo in fretta, tra pandemie e guerre bisogna essere attrezzati. Bisogna trasformare le aziende in imprese moderne che sappiano integrare dati, tecnologie, apertura ai mercati, senza perdere il legame con la terra. È questa la strada che abbiamo davanti, il “GO” che i giovani agricoltori possono dare all’ortofrutta di domani”.

 

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