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Meno imballaggi uguale meno sprechi? Parliamo di packaging sostenibile
Il packaging è spesso la prima cosa che notiamo di un prodotto. Nell’ortofrutta, però, non è solo una questione estetica: protegge prodotti freschi e deperibili, ne garantisce la sicurezza e ne prolunga la shelf life. La sfida è conciliare queste esigenze con una domanda tutt’altro che semplice: qual è davvero la scelta più sostenibile?
Quando si parla di sostenibilità del packaging, il rischio è sempre quello di semplificare: plastica vs. carta, naturale vs. sintetico. Ma la valutazione è più articolata. Strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA) permettono di analizzare tutte le fasi del ciclo di vita di un imballaggio per misurarne gli impatti ambientali. È proprio questa visione complessiva che consente di evitare scelte apparentemente sostenibili ma meno efficienti nel complesso.
La plastica resta oggi uno dei materiali più utilizzati, soprattutto per le sue proprietà funzionali come leggerezza, resistenza e capacità di conservazione. Negli ultimi anni, per questo materiale, si è lavorato su due direttrici: da un lato l’aumento della quota di materiale riciclato (es. rPET), dall’altro la progettazione di imballaggi più facilmente riciclabili. Resta invece aperta la questione delle microplastiche, generate anche dalla degradazione degli imballaggi e poi diffuse nell’ambiente.
Carta e cartone sono spesso percepiti come alternative più sostenibili per la loro origine rinnovabile e la buona riciclabilità. Tuttavia, offrono minori prestazioni in termini di barriera e conservazione rispetto alla plastica. Un’altra considerazione da fare riguarda gli imballaggi misti: quando un packaging è multimateriale, spesso ne viene ridotta la riciclabilità.
Una terza via, più recente, è quella dei materiali bio-based, ottenuti da biomasse vegetali e fonti rinnovabili. In questo ambito rientrano le bioplastiche compostabili, i film derivati da scarti agricoli e materiali a base di cellulosa o amido. Attenzione però: bio-based non significa automaticamente sostenibile. Alcuni derivano da colture dedicate, come il mais, e non da sottoprodotti o scarti: questo può comportare un uso significativo di suolo, acqua ed energia, oltre a entrare in competizione con le produzioni agricole. Anche in questo caso, dunque, è fondamentale valutare l’intero ciclo di vita.
L’Unione Europea sta ridefinendo in modo significativo il quadro normativo con il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che punta a ridurre i rifiuti, aumentare il riutilizzo e il riciclo e migliorare la progettazione degli imballaggi in ottica di riciclabilità.
Tra le novità più rilevanti c’è anche l’introduzione di restrizioni su alcune tipologie di imballaggi monouso per frutta e verdura fresca, in particolare nei casi in cui il packaging è considerato evitabile. L’obiettivo è ridurre gli imballaggi non necessari, pur mantenendo alcune eccezioni per i prodotti più delicati o quando la confezione contribuisce a prevenire sprechi e garantire sicurezza.
La direzione, a livello normativo, appare quindi chiara: ridurre gli imballaggi inutili e progettare meglio quelli necessari, con una maggiore attenzione al ciclo di vita. Perché spesso il packaging più sostenibile è quello che funziona meglio lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola.
Fonti
- European Commission. Packaging and Packaging Waste Regulation.
https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/packaging-waste/packaging-packaging-waste-regulation_en - European Commission. Packaging waste statistics and policy framework.
- Rapporti su rifiuti urbani e imballaggi.
- Ellen MacArthur Foundation. The Global Commitment on Plastics.
- Food loss and waste and packaging in fresh produce supply chains.
- Studi su sostenibilità e filiere agroalimentari.