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Credits: Prima OP Bio, aderente al progetto di Generazione Ortofrutta
15/04/2026

L’Italia del Bio: i numeri di un settore in crescita

Negli ultimi anni l’agricoltura biologica in Italia da scelta “alternativa” è diventata una componente strutturale dell’economia del paese. In un contesto in cui sostenibilità, politiche europee e nuove dinamiche di mercato stanno ridefinendo il modo di produrre e competere in agricoltura, il bio si sta affermando non solo come risposta a una domanda più consapevole, ma come modello produttivo capace di integrare sostenibilità ambientale, innovazione agronomica e nuove forme di relazione con il mercato.

Confermano questa tendenza i dati del report Bio in Cifre-2025 realizzato da ISMEA: nel 2024 oltre il 20% della superficie agricola utilizzata in Italia (SAU) è coltivata con metodo biologico. In altre parole, oggi un ettaro su cinque è destinato al bio. Non si tratta solo di una crescita quantitativa, ma di un cambiamento che riguarda la struttura stessa del settore.

Le coordinate geografiche del bio

A questa evoluzione contribuiscono in modo significativo le filiere dell’ortofrutta. In particolare, il report mostra come nel lungo periodo, le superfici biologiche destinate agli ortaggi siano quasi raddoppiate, con un incremento del +93,5% nell’ultimo decennio.

All’interno del comparto, gli ortaggi da frutto (tra cui pomodori, cetrioli, meloni, angurie e cetriolini) si confermano tra i segmenti più dinamici. Alcune produzioni come meloni e angurie, registrano crescite a doppia cifra anche nel breve periodo (aumento rispettivo del +28,8% e +26,8% nel 2024 dall’anno precedente). Parallelamente, gli ortaggi a tubero e bulbo segnano un incremento superiore al 50% nel 2024, trainati da colture come carote (+60,7% nel 2024) e aglio (+50,4%).

Anche il comparto frutticolo mostra un’espansione significativa: rispetto al 2015, le superfici dedicate al biologico crescono del +56,7%. In questo ambito, la frutta a guscio si distingue come uno dei segmenti più rilevanti, con 66.787 ettari di SAU nel 2024 e un incremento del +4,3% su base annua. Accanto alle colture più consolidate, emergono inoltre produzioni più recenti come avocado e fichi, segnale di un progressivo ampliamento e diversificazione del mix colturale.

A livello territoriale, le filiere ortofrutticole biologiche mostrano una forte concentrazione nel Sud Italia, che si conferma come principale polo produttivo. Qui si concentra oltre la metà delle superfici destinate alla frutta (21.157 ettari sui 36.338 totale) e quasi la totalità degli agrumi (31.152 ettari su 31.302 totali), con una netta predominanza di Sicilia e Calabria.

Più distribuita la filiera degli ortaggi, che pur mantenendo nel Sud il proprio baricentro (26.344 ettari su 57.087 totali), vede una presenza significativa anche nel Centro e nel Nord. Regioni come Marche (6.137 ettari) ed Emilia-Romagna (5.588 ettari) contribuiscono infatti in modo rilevante, delineando una filiera più diffusa e meno concentrata rispetto a quella frutticola.

Chi sono i protagonisti del biologico

Parallelamente a questa trasformazione, cresce anche la base produttiva. Il numero di operatori biologici che lavorano nel settore agricolo offre forse la fotografia più concreta del fenomeno; nel 2024 la quota ha raggiunto la soglia di 97.160, in aumento del 62% rispetto al 2015.

Osservando i dati nel dettaglio, la distribuzione degli operatori biologici conferma il ruolo sempre più centrale del Mezzogiorno che con oltre 55.000 operatori (2024) concentra la quota più ampia del comparto. A livello regionale, la Sicilia si conferma la prima regione italiana con 14.481 operatori, seguita dalla Puglia con 11.804, un dato in linea con l’ampiezza delle superfici coltivate e con la forte vocazione agricola dei territori, dove il biologico rappresenta non solo una scelta produttiva, ma anche una leva concreta di sviluppo locale.

Accanto a queste, anche Calabria (10.177 operatori) e Campania (9.556 operatori) mostrano una presenza significativa, contribuendo a consolidare il ruolo del Sud come principale bacino del biologico italiano.

Nel Centro Italia, la Toscana si conferma tra le principali regioni con 7.657 operatori, seguita dalle Marche (4.207) e dal Lazio (5.760), a testimonianza di una diffusione consolidata del biologico anche in questi territori. Più contenuti i numeri nel Nord, dove tuttavia emergono realtà strutturate come l’Emilia-Romagna (6.481 operatori) e il Veneto (3.328), caratterizzate da un modello produttivo più integrato lungo la filiera.

Mettendo insieme questi dati, emerge lo scenario di un settore che continua a crescere e a costruire basi solide per il futuro, affermandosi come uno degli assi portanti dell’agricoltura italiana. La crescita degli operatori, in particolare, restituisce l’immagine di un comparto vivo, che si espande e crea opportunità. Una dinamica che, nei prossimi anni, potrebbe incidere sempre di più sugli equilibri produttivi, sulla valorizzazione dei territori e sul posizionamento competitivo dell’agricoltura italiana.

 

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