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Disclaimer: L'immagine di questo articolo è stata creata con Intelligenza Artificiale
27/08/2026

Ozono: come può rendere più sostenibile l’ortofrutta?

Dalla sanificazione dell’acqua di irrigazione alla conservazione della frutta dopo la raccolta, l’ozono sta trovando applicazione in un numero crescente di aziende agricole. Ma quali sono davvero le sue potenzialità? E quali i suoi limiti?

L’ozono rappresenta infatti uno strumento interessante per rendere alcune lavorazioni ortofrutticole più efficienti e sostenibili, specie se integrate in un sistema di gestione più ampio e supportato da protocolli scientificamente validati. Ma partiamo dalle basi.

Che cos’è l’ozono?

L’ozono (O₃) è una molecola composta da tre atomi di ossigeno. In natura è presente naturalmente nell’atmosfera e protegge la terra dai raggi ultravioletti del sole. Per l’impiego in agricoltura, viene prodotto artificialmente e utilizzato per le sue proprietà ossidanti, che gli permettono di inattivare batteri, funghi, virus e altri microrganismi potenzialmente dannosi per le coltivazioni.

Una delle sue caratteristiche più interessanti è che, dopo aver svolto la propria funzione, si decompone rapidamente tornando a essere ossigeno (O₂), senza lasciare residui persistenti.

L’ozono in campo: un supporto alla gestione sostenibile delle colture

In agricoltura l’ozono viene utilizzato prevalentemente sotto forma di acqua ozonizzata: il gas viene disciolto nell’acqua, che può poi essere impiegata per la pulizia degli impianti di irrigazione, la sanificazione delle linee di distribuzione o altri trattamenti sulle colture. La sua capacità ossidante permette di migliorare la qualità microbiologica dell’acqua e di mantenere più puliti gli impianti di distribuzione.

La sua efficacia dipende da numerosi fattori, come concentrazione, tempo di contatto, qualità dell’acqua e tipologia di microrganismi presenti. Per questo motivo viene considerato uno strumento complementare all’interno delle strategie di difesa integrata e non un’alternativa valida per ogni situazione.

Dopo la raccolta: l’ozono trova sempre più spazio nei magazzini

È nella fase post-raccolta che oggi l’ozono trova le applicazioni più consolidate. Nei magazzini può essere utilizzato sia in forma gassosa sia nell’acqua di lavaggio per sanificare celle frigorifere, linee di lavorazione, cassette e superfici che entrano in contatto con frutta e verdura. L’obiettivo è ridurre la presenza di microrganismi che possono compromettere la conservazione del prodotto.

Diversi studi mostrano come un utilizzo corretto dell’ozono possa contribuire a rallentare alcuni fenomeni di deterioramento e, in determinate condizioni, prolungare la shelf life commerciale di diverse specie ortofrutticole. Questo significa poter limitare parte delle perdite che si verificano lungo la filiera, con effetti positivi sia dal punto di vista economico che ambientale.

La tecnologia, però, richiede un utilizzo controllato. Concentrazioni troppo elevate o tempi di esposizione non adeguati possono provocare alterazioni qualitative in alcune specie particolarmente sensibili. Inoltre, l’ozono è un gas irritante per le vie respiratorie e il suo impiego deve avvenire in ambienti progettati secondo specifici criteri di sicurezza, con sistemi di monitoraggio e procedure dedicate alla tutela degli operatori.

Una tecnologia che acquista valore quando fa parte di una strategia

Più che una soluzione universale, l’ozono rappresenta oggi una tecnologia di processo. Il suo contributo non dipende soltanto dalle sue proprietà, ma soprattutto da come viene applicato: concentrazione, tempi di contatto, qualità dell’acqua, tipologia di coltura e fase della filiera sono tutti elementi che ne determinano l’efficacia.

La ricerca scientifica converge proprio su questo punto: l’ozono può offrire benefici concreti nella sanificazione e nella conservazione dell’ortofrutta, ma solo quando viene inserito all’interno di protocolli validati e di una gestione complessiva orientata all’efficienza e alla qualità. Più che sostituire altre pratiche, contribuisce a renderle più efficaci, dimostrando come l’innovazione in agricoltura sia il risultato dell’integrazione tra conoscenze scientifiche, tecnologia e buone pratiche operative.

Fonti:

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