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17/09/2026

Le collezioni orticole: biblioteche per l’agricoltura di domani

Un clima più caldo, meno acqua a disposizione, nuove malattie: sono le sfide che l’orticoltura si troverà ad affrontare nei prossimi decenni. Nessuno può dire con certezza come reagiranno le colture, ma una possibile risposta potrebbe già esistere, custodita nel patrimonio genetico di varietà locali, ecotipi, piante coltivate in passato e specie selvatiche.

Da anni la ricerca lavora per ampliare la base genetica a disposizione dell’agricoltura, costruendo banche del germoplasma e collezioni orticole, veri e propri archivi viventi in cui i vegetali vengono raccolti, conservati e studiati per individuarne i tratti più utili. Dietro questo lavoro c’è una scommessa precisa: maggiore è la diversità disponibile, maggiori sono le possibilità di selezionare colture capaci di adattarsi ai cambiamenti, utilizzare le risorse in modo più efficiente e ridurre, dove possibile, la necessità di alcuni input produttivi.

Un patrimonio genetico da leggere e riscoprire

Ogni campione custodito in una collezione genetica si chiama accessione. In Italia le collezioni orticole del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ne comprendono centinaia, appartenenti a specie come pomodoro, peperone, carciofo, cavolfiore, indivia e rucola.

Studiare un’accessione significa valutarne le caratteristiche genetiche, agronomiche e qualitative per individuare i tratti più promettenti. Attraverso la selezione e l’analisi genetica, i ricercatori possono isolare i caratteri più promettenti e portarli nei programmi di miglioramento varietale (breeding) per ottenere piante che rispondono meglio a siccità, patogeni e malattie, o che conservano particolari qualità nutrizionali.

Il miglioramento genetico è solo uno dei tasselli fondamentali del percorso verso un’orticoltura più resiliente e sostenibile. Accanto a pratiche agronomiche corrette, sistemi di protezione delle colture e a una gestione più efficiente delle risorse, concorre a un obiettivo sempre più centrale: produrre di più usando meno.

Ogni volta che una varietà scompare, scompaiono con lei caratteri che oggi sembrano irrilevanti ma che domani potrebbero fare la differenza di fronte a un nuovo patogeno, a temperature più elevate o a una crescente scarsità d’acqua. Per questo le collezioni genetiche non vanno lette come archivi del passato, ma come vere e proprie biblioteche per l’agricoltura del futuro.

Fonti

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