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04/06/2026

“Il biologico? Una scelta di lungo periodo”

Gabriele D’Angelo, agronomo di OP Agrologica, racconta come sostenibilità, sperimentazione e cura del suolo stiano cambiando il modo di fare ortofrutta in Sicilia.

“La mia scintilla, il mio GO, è stato quando mi sono imbattuto in un libro intitolato Agricoltura Rigenerativa”.

Per Gabriele D’Angelo, agronomo di OP Agrologica, tutto parte da lì: dalla curiosità per un modello agricolo capace non solo di produrre, ma anche di restituire valore al suolo e all’ambiente. Una consapevolezza maturata studiando pratiche sostenibili e osservando da vicino quanto il cambiamento climatico stia già trasformando il lavoro agricolo. “L’agricoltura è il settore che ne risente per primo”, spiega.

D’Angelo lavora all’interno di OP Agrologica occupandosi di assistenza tecnica e sperimentazione legata alla sostenibilità. Una realtà nata nel 1996 nel cuore della Sicilia sud-orientale, tra i Monti Iblei e la fascia costiera ragusana e siracusana, che oggi aggrega 32 soci conferitori specializzati in produzioni biologiche.

Tra suolo e innovazione

In OP Agrologica la sostenibilità non viene raccontata come un obiettivo astratto, ma come una serie di scelte concrete che riguardano ogni fase della produzione. Per D’Angelo i temi centrali sono tre: ridurre i rifiuti agricoli, limitare gli input nel ciclo produttivo delle colture e aumentare la capacità del terreno di trattenere carbonio.

“Stiamo cercando di attuare colture in modalità di non lavorazione o minima lavorazione per aumentare lo stoccaggio di carbonio all’interno del suolo.”

Una direzione che guarda all’agricoltura rigenerativa e alla capacità dei terreni agricoli di preservare fertilità, struttura e biodiversità nel lungo periodo.

Accanto alle pratiche agronomiche, l’OP ha investito anche sul fronte energetico e dei materiali. Nei magazzini sono stati installati impianti fotovoltaici, in campo si utilizzano sistema di difesa basati sugli insetti utili e vengono sperimentati spaghi compostabili e plastiche biocompostabili, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni.

Una sfida iniziata trent’anni fa

Per OP Agrologica, il biologico non è una tendenza recente né una scelta nata per seguire il mercato. È un percorso iniziato quasi trent’anni fa, quando parlare di agricoltura biologica significava muoversi controcorrente e scommettere su un modello produttivo allora ancora poco compreso. Una scelta che nel tempo ha contribuito a costruire un’identità riconoscibile e una filiera specializzata, oggi capace di coniugare continuità produttiva, qualità e attenzione all’impatto ambientale.

Oggi questa esperienza si traduce in una filiera altamente specializzata che comprende uva da tavola IGP di Mazzarrone, pomodoro di Pachino e diverse varietà orticole coltivate tra la piana di Gela e la fascia trasformata del ragusano.

Il legame con il territorio resta centrale anche nel lavoro tecnico quotidiano. I terreni calcarei e sciolti della zona, insieme al clima favorevole, permettono produzioni di qualità durante gran parte dell’anno, soprattutto nel biologico, dove la continuità produttiva richiede grande attenzione agronomica e organizzativa.

Sostenibilità come responsabilità concreta

Nel racconto di D’Angelo emerge una visione molto pratica della sostenibilità. Non una parola da usare per distinguersi, ma una responsabilità che richiede studio, monitoraggio e capacità di adattamento.

Anche per questo OP Agrologica ha scelto negli anni di affiancare al disciplinare biologico ulteriori certificazioni legate alla sostenibilità ambientale e sociale, dal GlobalGAP al GRASP fino al certificato INPS “Lavoro agricolo di qualità”.

È un approccio che tiene insieme produzione, tutela del territorio e qualità del lavoro, nella convinzione che il futuro dell’ortofrutta passi dalla capacità di costruire filiere più resilienti e consapevoli.

“Inizialmente è stata soprattutto curiosità”, dice D’Angelo parlando del suo GO. “Poi ho capito che tutte queste pratiche possono aiutare concretamente il settore agricolo ad affrontare il cambiamento climatico”.

Ed è proprio in questa ricerca continua di equilibrio tra innovazione, produttività e rispetto delle risorse naturali che Agrologica prova oggi a costruire la propria idea di ortofrutta del futuro.

 

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